Archivio per la categoria ‘Lavoro di gruppo’

Il lavoro sociale di comunità degli ultimi anni ha conosciuto un maggior grado di strutturazione e rigore, sia sul piano teorico che metodologico. Dopo una stagione caratterizzata da un vivace spontaneismo progettuale è cresciuta la consapevolezza circa il bisogno di dotarsi di metodi di lavoro in grado di trasformare intenzioni lodevoli in azioni efficaci. L’inattesa e sorprendente irruzione sulla scena della pandemia di Covid-19 ha ulteriormente evidenziato la necessità di rinnovare le forme del welfare in una prospettiva di tipo comunitario e territoriale, mettendo in evidenza i temi della salute pubblica, delle disuguaglianze e della coesione sociale.

Metodi di lavoro all’altezza della situazione Per fare ciò abbiamo bisogno di metodi di lavoro all’altezza della situazione. Il termine «metodo» si riferisce, generalmente, ad un insieme organico di regole e di principi in base al quale si svolge una determinata attività (teorica o pratica). Da questo punto di vista i metodi, in qualsiasi campo dell’attività umana, indicano un modo di procedere dotato di una certa razionalità (più o meno strutturata) che dovrebbe garantire un maggior livello di raggiungimento dei risultati. Così visti i metodi guidano il comportamento umano e lo indirizzano dentro un determinato percorso. Se applicassimo in maniera lineare questo ragionamento potremmo dire che i metodi collaborativi sono fondamentalmente una serie di principi, di regole e di procedure per “produrre” un bene atteso: cioè la collaborazione. Per quanto ci sia del vero in questa affermazione sono del tutto evidenti i limiti che contiene. È esperienza comune a chiunque operi in campo sociale ed educativo constatare il rischio che un certo metodo si riveli inadeguato, la sua applicazione troppo rigida, oppure eccessivamente lasca. Ma il rischio più grande è che il metodo si trasfiguri in una procedura meccanica e impersonale: un meccanismo, appunto. In un’epoca caratterizzata dal mito della tecnica dobbiamo guardarci dall’idea di concepire i metodi come delle fattispecie di “algoritmi sociali”, procedimenti articolati in una serie di passaggi logici chiari, finiti e non ambigui. Chiarezza, finitezza e non ambiguità non sono requisiti così facilmente riscontrabili nelle relazioni umane che, al contrario, mostrano innumerevoli lati oscuri, modi infiniti d’essere e molteplici ambivalenze e contraddizioni.

La duplice forma dei metodi: processo e procedura Parafrasando il filosofo Alfred Korzybski possiamo dire che i metodi collaborativi non sono la collaborazione. Come la mappa non è il territorio e il nome non è la cosa designata. Parlare di metodi collaborativi richiede di assumere appieno il significato profondo e complesso del fenomeno a cui ci si riferisce, a quell’esperienza di lavoro comune a cui rimanda il collaborare: da «cum» (con, insieme) e «laborare» (lavorare, praticare), una congiunzione che implica il “mettere accanto” e “unire” più soggetti fra loro diversi e separati, la cui identità distinta va salvaguardata e valorizzata. L’approfondimento etimologico ci viene in soccorso anche con il termine «mètodo» (dal latino mèthodus), derivante dalla parola greca methòdos (μέϑοδος), a sua volta composta dalla particella «mèta» (μετα) che indica “superamento” e dalla parola «hodós», cioè “strada”, “cammino”, “via”. La combinazione dei termini ci restituisce il senso dell’investigazione e della ricerca, implicito in ogni metodo e, nel contempo, la doppia valenza di “via” e di “modo” di percorrerla. Così concepiti i metodi sono tentativi umani di istituire un ordine razionale di ricerca (regole, principi) al fine di pervenire ad un’azione efficace, un modo di operare per ottenere uno scopo. I metodi collaborativi rappresentano perciò una proposta (ragionata, meditata e organizzata) per chi è interessato a ricercare le strade più fertili per coltivare l’impegno congiunto rispetto ai problemi sociali, nella situazione data (con il correlato di vincoli e opportunità) e con gli attori esistenti. Così descritti i metodi collaborativi mostrano una duplice forma: quella di modello «processuale» da un lato e di dispositivo «procedurale» dall’altro.  Un fenomeno complesso come la collaborazione non può essere immaginato come l’esito di una procedura da applicare (anche con il massimo dell’adesione al modello originale).

Agire con metodo per sviluppare l’«efficacia situazionale» Forzando l’analogia biochimica possiamo paragonare i metodi a degli enzimi, a dei catalizzatori che aiutano ad accelerare una serie di processi sociali (comunicazione, ascolto, confronto, ideazione e altri ancora). L’aumento della velocità processuale comporta un diverso livello della energia di attivazione (nel nostro caso l’energia potenziale di un certo gruppo sociale rispetto ad un problema concreto) che deve essere raggiunto per far sì che i soggetti sociali evolvano poi autonomamente verso il risultato atteso. Così come in biochimica gli enzimi possono aumentare la velocità di reazione anche di dieci volte, in campo sociale buoni metodi possono sviluppare l’«efficacia situazionale» di un determinato progetto. Così concepiti i metodi collaborativi richiedono analoghe attitudini da parte di chi li usa. Si tratta cioè, come vedremo meglio nelle pagine che seguono, di assecondare i processi di crescita, trarre partito dalle propensioni all’opera che sono in atto spontaneamente, portandole a loro pieno regime. L’idea cardine è quella di «non guidare» (mettendosi davanti) ma, appunto, di «assecondare» (mettendosi di lato e/o dietro) modestamente, in modo discreto e persino senza attirare troppo l’attenzione, in modo da portare la propensione della situazione al suo dispiegamento. Ne scaturisce l’idea di operare in maniera indiretta e discreta. L’efficacia indiretta procede fondamentalmente per catalizzazione di fattori favorevoli, o che vengono resi tali. Il carattere discreto è l’appoggio, non soffocante, di una crescita che si dispiega da sé.

Metodi collaborativi: quattro funzioni cruciali Proponiamo pertanto quattro funzioni corrispondenti ad altrettanti processi sociali e obiettivi operativi, nel quale collocare i metodi presentati nel volume. La prima riguarda l’innesco di fiducia e di impegno richiesta in ogni fase di avvio di un intervento sociale, con il cruciale e delicato avvicinamento a persone e/o gruppi per nulla o poco conosciuti, un’azione imprescindibile per dare vita ad un processo di maturazione collettiva. Come facilitare l’espressione di punti di vista, difficoltà e risorse che animano un contesto? Come aiutare a connetterli tra loro? Come favorire quell’apertura di credito iniziale propedeutica alla scelta di un impegno comune? La seconda funzione attiene la facilitazione di interazioni costruttive. Il lavoro con i gruppi e la comunità implica l’allestimento di contesti e situazioni d’incontro fra interlocutori con ruoli e provenienze molteplici, in cui sia possibile esprimersi in modo libero, apprezzando convergenze ma anche divergenze, tollerando diversità e dissensi. Come approfondire conoscenza, fiducia reciproca, limiti e risorse presenti nelle persone e nel loro contesto di vita? Come esprimere racconti, avvenimenti e simboli vissuti nella comunità?  La terza funzione chiama in causa la promozione (ma anche la produzione) di immaginazione progettuale rispetto ai problemi sociali, con tutto il correlato di creatività e capacità innovativa in essa contenuta. Un buon piano di azione è incentivato dalla condivisione di strategie che raccolgono visioni e chiare direzioni di intervento in cui le persone possano riconoscersi. Come fare emergere gli orientamenti presenti, pianificare possibili soluzioni ai problemi e dare forma a desideri di cambiamento? Come andare oltre il noto e dare vita a nuove ipotesi? La quarta e ultima funzione si misura con i processi convergenti della scelta, della ponderazione e della presa di decisione. Si tratta quindi di accompagnare scelte condivise per azioni congiunte. Per poter scegliere è importante mettere in evidenza le diverse alternative, avviando un processo di confronto attorno agli ipotetici scenari che si andranno a configurare. La genesi di un consenso è l’anticamera per la sperimentazione e la cooperazione sul campo. Come dare vita a questo complesso processo, coltivando l’impegno e la responsabilità personale e collettiva? 

Schema 1: Principali funzioni e obiettivi dei metodi di collaborazione sociale

FUNZIONI1 INNESCARE FIDUCIA E IMPEGNO INIZIALE2 FACILITARE INTERAZIONI COSTRUTTIVE  3 PROMUOVERE IMMAGINAZIONE PROGETTUALE    4 ACCOMPAGNARE SCELTE CONDIVISE PER AZIONI CONGIUNTE  
OBIETTIVI OPERATIVIAscoltare, raccogliere informazioni e stimolare le persone a prendere consapevolezza delle proprie risorseApprofondire conoscenza e fiducia reciproca, apprezzando limiti e risorse presenti nelle persone e nel contesto di vita  Chiarire l’orientamento dalla comunità, al fine di pianificare possibili soluzioni ai problemi presenti e dare forma a desideri di cambiamento  Dare vita ad un’assunzione di responsabilità personale e collettiva
METODIPhotovoice Restorative circles Sociogramma degli attori sociali  World Cafè Open Space Technology Community Visioning Appreciative Inquiry Restorative circles Photovoice    World Cafè Open Space Technology Community Visioning Appreciative Inquiry Restorative circles Collaborative Problem Solving  Open Space Technology (Fase di Action Planning) Future Search Collaborative Problem Solving

Articolo tratto dalla introduzione al libro Metodi Collaborativi curato da Ennio Ripamonti e Davide Boniforti: vai al LINK https://www.animazionesociale-abbonamenti.it/negozio/pubblicazioni/le-matite/5-metodicollaborativi/

Un ciclo di 6 seminari formativi proposti da Metodi, in collaborazione con il Centro Internazionale di Ricerca per le Convivialità Elettriche (https://circex.org/it) e Unità di Strada Sociale, e coordinati da Davide Fant (www.pedagogiahiphop.org) per pensare ad un lavoro educativo e formativo nel digitale con un approccio esperienziale, consapevole ed “ecologico”. Uno spazio di pensiero al termine dell’emergenza e all’inizio di quello che verrà, che non sappiamo ancora. Per esplorare le possibilità di attivazioni esperienziali, ludiche, artistiche, negli ambienti digitali. Per approfondire come usare a distanza la narrazione, le immagini, la poesia, i videogiochi, i GDR. Per ri-elaborare – insieme ad esperti – gli apprendimenti, le intuizioni, le perplessità, emerse nelle sperimentazioni del periodo di quarantena. Per ipotizzare come andare avanti, come integrare il lavoro in digitale con quello in presenza, per arricchire la nostra possibilità di stare accanto ai ragazzi in questi tempi inquieti.
Ogni seminario include: 1) proposte di attività formative per adolescenti nel digitale, e testimonianze di sperimentazioni messi in campo nel periodo di lockdown che si sono rivelati particolarmente generativi; 2) presentazione e sperimentazione di alcune applicazioni digitali utili al lavoro educativo nel digitale; 3) attivazione dei partecipanti (o solo di chi lo desidera…) e momenti di condivisione.
Il fine non è quello di addestrare all’utilizzo di nuove app (anche se anche di app si parlerà, e magari qualcuna sarà una bella scoperta) ma è quello ragionare e sperimentarsi su modalità consapevoli e creative per approcciare il lavoro educativo nel digitale, talvolta, se necessario, mettendo in discussione o allontanandosi dagli approcci più convenzionali.

Primo seminario: CREARE SETTING “CALDI”, RIFLESSIVI E TRASFORMATIVI NEL DIGITALE giovedì 16 luglio 15.00-17.30;

Secondo seminario: ORGANIC INTERNET: EDUCARE NEL DIGITALE CON UN APPROCCIO CRITICO, LIBERO ED ECOLOGICO venerdì 4 settembre 15.00-17.30;

Terzo seminario: APPRENDIMENTO ESPERIENZIALE NEL DIGITALE ATTRAVERSO STRUMENTI ARTISTICI E NARRATIVI venerdì 11 settembre 15.00-17.30;

Quarto seminario: RE-INVENTARE GIOCHI DI RUOLO E VIDEOGAME giovedì 24 settembre 15.00-17.30;

Quinto seminario: RADIO, WEBRADIO E PODCAST PER COSTRUIRE COMUNITÀ E SVILUPPARE COMPETENZE venerdì 2 ottobre 15.00-17.30;

Sesto seminario: ATTIVARE CONFRONTO SIGNIFICATIVO CON PHOTOVOICE venerdì 9 ottobre 15.00-17.30

Informazioni e iscrizioni: https://www.retemetodi.it/en/corsi/alieni-on-line/

In questi mesi ci siamo visti costretti ad intensificare quanto mai in precedenza l’utilizzo delle tecnologie digitali, avendo modo di esplorarne a fondo sia le notevoli potenzialità (indiscutibili) che gli evidenti limiti (variegati e compositi), in particolare sui terreni del lavoro sociale e dell’educazione. Coerentemente con la storia e la filosofia dello sviluppo di comunità che caratterizza la nostra attività ci siamo dedicati a sperimentare principi e strumenti ad alto tasso di coinvolgimento, condivisione, partecipazione, interazione e collaborazione da remoto. Con questo ciclo di Workshop di intendiamo proporre una serie di metodi (che combinano valori, principi, tecniche e processi) che hanno il carattere di prototipi da collaudare sul campo e da adattare a contesti e scopi

  • WORKSHOP 1: MAPPARE LA COMUNITÀ LOCALE CON PHOTOVOICE – VENERDÌ 19 GIUGNO (ORE 10.00-12.30)
  • WORKSHOP 2: NETWORK ANALYSIS PER SVILUPPARE RETI SOCIALI – VENERDÌ 26 GIUGNO (ORE 10.00-12.30)
  • WORKSHOP 3: ACCOMPAGNARE PROCESSI DECISIONALI CON MENTIMETER – VENERDÌ 3 LUGLIO (ORE 10.00-12.30)
  • WORKSHOP 4: NARRAZIONE DI COMUNITÀ CON DIGITAL STORYTELLING – VENERDÌ 17 LUGLIO (ORE 10.00-12.30)
  • WORKSHOP 5: FACILITARE IL DIALOGO NEI GRUPPI CON RESTORATIVE CIRCLE – VENERDÌ 11 SETTEMBRE (ORE 10.00-12.30)
  • WORKSHOP 6: PROGETTARE IN MODO COOPERATIVO CON FUTURE LAB – VENERDÌ 25 SETTEMBRE (ORE 10.00-12.30)

programma completo https://www.retemetodi.it/corsi/rigenerare-comunita-online/

Scuola SDCPrende il via il 5 Ottobre 2018 a Milano la XX° edizione della Scuola di Sviluppo di Comunità (SCARICA IL PROGRAMMAorganizzata da Metodi in collaborazione con ARCO Cesena (FC), Cooperativa B-Cam (MI), Cooperativa Caracol (CN), Cooperativa Nivalis (MI)Istituto Italiano di Valutazione (MI). La Scuola, di durata annuale, è organizzata in 21 giornate formative (con cadenza mensile fino a giugno 2019) che mirano a sviluppare competenze pratico-applicative (metodologie e tecniche) relative a: paradigmi dello sviluppo di comunità – ricerca-azione partecipata – progettazione dialogica e concertativa – attivazione e conduzione di gruppi – facilitazione di riunioni e meetings – costruzione e mantenimento di reti sociali – gestione della comunicazione sociale e new media – negoziazione e gestione dei conflitti – problem solving collaborativo. Sconto per iscrizioni entro il 30 giugno 2018. Per maggiori informazioni scrivere a comunicazione@retemetodi.it

Teatro di Comunità 2Nello scenario complessivo di un welfare in profonda trasformazione sta crescendo l’attenzione all’impiego dei gruppi all’interno di servizi, programmi e progetti dalle molteplici mission: dall’educazione alla riabilitazione, dalla promozione della salute al mutuo-aiuto, dalla prevenzione specifica all’inclusione sociale, dalla promozione del volontariato all’animazione di comunità. Metodi propone un CORSO DI FORMAZIONE ANNUALE (gennaio-dicembre 2016 a Milano)  (SCARICA IL PROGRAMMA) mirato  ad acquisire un bagaglio esperienziale e metodologico per il lavoro di cura e di sviluppo delle risorse e delle potenzialità delle persone, dei gruppi e delle comunità. Il corso ha come finalità lo sviluppo delle capacità strategiche e metodologiche per condurre gruppi in diversi contesti professionali (ospedali, scuole, servizi territoriali, associazioni, centri di formazione) attraverso un intenso training al ruolo di conduttore unito ad un approfondimento dei modelli teorici di riferimento. Per maggiori informazioni scrivere a comunicazione@retemetodi.it

 

 

AstrattaSeminario formativo residenziale organizzato da MetodiEupilio (Como) nei giorni 8-9-10 maggio 2015. Il Laboratorio si propone di offrire ai partecipanti un’opportunità per aumentare la sensibilità relativa alle dinamiche ed ai processi che caratterizzano le relazioni tra gruppi e comunità, con particolare riferimento alle tematiche della crisi e del cambiamento.

Apprendere dalle situazioni di difficoltà . Il termine «crisi» costituisce un elemento ricorrente del dibattito pubblico degli ultimi anni e rappresenta un tratto distintivo e peculiare della contemporaneità, o forse di un’intera fase storica. Sappiamo che le crisi, di qualsiasi tipo esse siano, hanno un aspetto visibile e uno più occulto. Sebbene tendono a manifestarsi come rotture improvvise sono in realtà il frutto di un accumulo parossistico di squilibri. Ma se è vero che le crisi possono rappresentare delle straordinarie occasioni di cambiamento cosa rende possibile che ciò avvenga? Quali comportamenti – individuali e collettivi – consentono di «sopravvivere alle crisi» riuscendo nel contempo a generare mondi possibili? A dare vita a nuove configurazioni sociali e culturali? Abbiamo voluto scegliere come focus tematico del laboratorio di comunità 2015 il tema «crisi, motivazione, cambiamento» poiché si tratta processi cruciali del lavoro psicosociale, oggi più che mai intrecciati e sfidanti.

Saper cogliere i processi sociali. Il laboratorio di comunità è un potente e originale dispositivo formativo si consente ai partecipanti di comprendere in maniera approfondita alcuni dei principali processi che caratterizzano la vita di un sistema sociale complesso. Il laboratorio si configura come un luogo di ricerca e di sperimentazione, una sorta di teatro nel quale si può far vivere ciò che ancora non esiste e creare, attraverso una visione condivisa, un mondo di possibilità inedite. Si tratta di un’esperienza forte sul piano del coinvolgimento emotivo, poiché questa intensità favorisce l’invenzione, la costruzione e il cambiamento. Nel laboratorio non c’è un’ipotesi precostituita da verificare né tantomeno una tesi da dimostrare. C’è un punto di partenza e un’interazione dalla quale viene alimentata la ricerca e la scoperta; una palestra dove ci si può allenare ad essere protagonisti degli eventi sociali. Per questo insieme di ragioni assomiglia ad un percorso di esplorazione di un territorio sconosciuto, un itinerario non tracciato dove servono guide, attrezzature e punti di riferimento, ma nel quale non è dato sapere in partenza il risultato che si raggiungerà. In questo senso il Laboratorio è una straordinaria esperienza di training alla intraprendenza e alla gestione degli imprevisti, fenomeni altamente frequenti nel lavoro sociale contemporaneo.

Affinare le capacità di azione nella complessità e nell’incertezza. Il Laboratorio è un’esperienza formativa che ottimizza l’impiego della metodologia attiva, in particolare: è basato sulla immersione totale dei partecipanti nella situazione attraverso un dispositivo didattico-formativo appositamente concepito; ha un focus operativo e di analisi centrato sul «qui ed ora», concependo quindi – sulla base della lezione del T-Group ideato da Kurt Lewin – l’unità di spazio e di tempo come una possibilità d’intensificazione dei processi di apprendimento dall’esperienza; non parte da tesi precostituite ma, attraverso l’esplorazione e la ricerca collettiva, si pone nell’ottica di creare nuove risposte e sperimentare nuovi comportamenti; cerca di recuperare e sviluppare la creatività, l’inventiva, il senso di responsabilità ed il protagonismo dei partecipanti per interagire in un quadro di relazioni sociali; è attento ad indagare i diversi livelli delle interazioni sociali (interpersonali, intra-gruppo, inter-gruppo); si propone di collegare gli aspetti metodologici alla progettazione e alla gestione delle relazioni e dei processi. Il presente Laboratorio è inserito nella Scuola di Sviluppo di Comunità organizzata da Metodi ma è aperto a partecipanti esterni al corso.

Staff di conduzione Ennio Ripamonti, psicosociologo e formatore, socio fondatore e presidente di Metodi. Svolge attività di docenza presso l’Università Cattolica di Milano e l’Università Milano-Bicocca. Davide Boniforti, psicologo di comunità e formatore di Metodi, cultore della materia di psicologia di comunità presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Mario Valzania, psicodrammatista e formatore, socio fondatore di Metodi ed esperto di conduzione di gruppo con metodologie di azione. Dirige la Scuola internazionale di psicodramma integrato di Metodi. Vai a: Programma dettagliato 

 

Immaginea Torino dal 17 al 20 settembre 2014 si terrà il IX Forum internazionale Paulo Freire, promosso da Istituto Paulo Freire Italia e Gruppo Abele, con la partecipazione degli IPF di tutti i continenti. Il Forum costituisce il momento di incontro biennale tra gruppi, movimenti e persone che – in tutto il mondo – si richiamano all’eredità educativa e sociale del pedagogista brasiliano, scomparso nel 1997. La proposta freiriana di un’educazione emancipatrice è estremamente attuale in un’epoca nella quale i processi di globalizzazione moltiplicano ed aggravano le forme di disuguaglianza sociale. Il Forum si rivolge al mondo del lavoro sociale ed educativo per ricercare insieme sentieri di sviluppo della coscienza critica dinanzi alle contraddizioni attuali e per conoscere e scambiare pratiche spesso sommerse ma molto significative di alternativa costruttiva. Per informazioni approfondite sul Forum: www.paulofreire.it

SDC2014Negli ultimi anni gli approcci che fanno riferimento al lavoro sociale di comunità e allo sviluppo locale partecipato hanno conosciuto una straordinaria attenzione, sia sul piano legislativo che sul versante teorico. Sono molteplici e variegati i settori d’intervento interessati e le tematiche investite: riqualificazione e rigenerazione urbana, prevenzione delle tossicodipendenze, progetti giovani, promozione del benessere, educazione alla salute, peer education nella scuola, esclusione sociale, sostenibilità ambientale, sicurezza, educazione interculturale, politiche attive del lavoro e altro ancora. All’indiscutibile diffusione delle “parole chiave” tipiche dello sviluppo di comunità quali ad esempio partecipazione, autopromozione, collaborazione, responsabilità condivisa e senso di appartenenza non ha però sempre corrisposto un uguale sforzo metodologico e tecnico. Se il piano dichiarativo è tracciato in maniera inequivocabile è sul versante applicativo che si registrano difficoltà. La proposta di una Scuola di Sviluppo di Comunità si colloca esattamente in questo spazio e intende offrire un luogo intenzionalmente focalizzato a potenziare il bagaglio metodologico, tecnico e strumentale che rende possibile trasformare le intenzioni lodevoli in azioni efficaci. Un percorso formativo di 10 moduli tematici (20 giornate complessive) a Milano da febbraio a novembre 2014 per sviluppare competenze pratico-applicative (metodologie e tecniche) relative a: paradigmi dello sviluppo di comunità – ricerca-azione-partecipata – progettazione dialogica e concertativa – attivazione e conduzione di gruppi – facilitazione di riunioni e meetings – costruzione e mantenimento di reti sociali – gestione della comunicazione sociale e new media – negoziazione e gestione dei conflitti – problem solving collaborativo. Il programma completo su:http://www.retemetodi.it/SchedaCorso.asp?Area=3&idCorso=88

“Le maschere della crisi” è il suggestivo titolo del workshop formativo condotto da Mario Buchbinder nell’ambito della Scuola internazionale di psicodramma integrato organizzato da Metodi. Il workshop si svolge a Milano nelle giornate del 17-18-19 maggio. Mario Buchbinder medico, psicodrammatista e psicanalista argentino e dirige a Buenos Aires l’Instituto de mascara all’interno del quale svolge attività terapeutiche e formative con tecniche corporee ed espressive. Nel suo lavoro utilizza una modalità che lui stesso definisce “psicodrammatica, smascherante, corporea, psicoanalitica, espressiva”. E’ membro fondatore della società argentina di Psicodramma e dal 1975 sviluppa un lavoro di ricerca sull’uso delle maschere nelle aree della terapia, dell’espressione corporea, del gioco, della formazione e dell’arte. Ha pubblicato numerosi saggi sulla terapia gruppale, lo psicodramma, il lavoro corporeo e le maschere. Nell’area artistica ha messo in scena opere teatrali con l’utilizzo delle maschere delle quali è autore e regista. Ha partecipato a numerosi incontri e congressi nazionali e internazionali. Nel workshop formativo di Milano verranno esplorate le diverse possibilità di rapporto con la dimensione della crisi, creando condizioni affinchè i passaggi siano creativi e non distruttivi e affinché l’equilibrio fra distruzione e costruzione sia adeguato. Si esamineranno  le modalità in cui queste trasformazioni possono connotarsi, riferendosi a cambiamenti a livello individuale, interpersonale, di gruppo, familiari, sociali. Nei momenti di crisi cadono le maschere e ne appaiono altre, si producono cambiamenti nella corporeità e nelle scene. Il lavoro psicodrammatico, corporeo con le maschere costituisce un’opportunità di prendere in carico e di modificare ciò che emerge nelle situazioni di cambiamento, ossia di crisi. Per informazioni più dettagliate sul programma e le modalità d’iscrizione si veda: http://www.retemetodi.it/SchedaCorso.asp?Area=1&idCorso=109

 

 

grandi gruppi

Progettare con una comunità locale implica il dialogo tra diversi soggetti e i loro punti di vista. Quando a partecipare sono in molti occorre individuare delle metodologie adeguate, che facilitino l’emersione di molteplici contributi e che consentano di giungere alla definizione di un quadro comune. Su questo tema Metodi organizza – nell’ambito della Scuola di sviluppo di comunità – un workshop in cui acquisire e affinare (attraverso simulazioni e metodologie didattiche attive) strumenti per la conduzione di grandi gruppi in contesti di lavoro psicosociale, educativo e sociosanitario. Il workshop si svolge a Milano, dalle 9.30 alle 17.30 di sabato 6 aprile. Per informazioni più dettagliate e modalità d’iscrizioni rimandiano a: http://www.retemetodi.it/SchedaCorso.asp?Area=3&idCorso=103