Il lavoro che slega. la comunità alle prese con le nuove forme d’impiego

Pubblicato: marzo 24, 2014 in Animazione, Anziani attivi, Educazione, Volontariato

ImmagineE’ il titolo dell’incontro di studio e riflessione organizzato dal Centro Servizio Volontariato provinciale di Padova.L’incontro rappresenta uno degli appuntamenti formativi del biennio 2011-2013 della Scuola del Legame Sociale il cui focus tematico è: Lavorare stanca? L’iniziativa di svolge a Padova sabato 12 aprile 2014 dalle 9.30 alle 13.00 (a partire da un contributo di Ennio Ripamonti – Metodi- Università Milano Bicocca) per proseguire il pomeriggio con attività di gruppo. Informazioni dettagliate sull’evento sono reperibili al sito: http://www.legamesociale.org In questa fase storica il mondo del lavoro – condizionato dal contesto socio-economico – sta affrontando uno straordinario cambiamento, nei modelli e nelle forme in cui siamo stati abituati ad interpretarlo: ciò richiede lo sviluppo di nuove abilità e competenze e un adattamento formativo che porti ad una rinnovata cultura del lavoro. Come Scuola del Legame Sociale intendiamo affrontare l’argomento partendo da alcune questioni: E’ possibile parlare di lavoro non più in termini di diritto – dovere?; E’ attuale riconciliare le parole “lavoro” e “impegno”?; E’ possibile ritrovare e rinnovare il lavoro attorno al legame sociale? Come ritrovare un patto intergenerazionale fondativo di una nuova cultura del lavoro? La sfida del nuovo biennio della Scuola del Legame Sociale sta quindi nell’interpretare il lavoro non solo come mezzo per vivere (occupazione), quanto piuttosto come strumento con cui contribuire alla capacità creativa della società civile e alla possibilità di ritrovare “città felici”. E’ lavoro quanto si fa, in cambio di uno stipendio, per realizzare gli altri aspetti della vita; ma è lavoro anche tutto quello che, al di là del mero scambio economico, porta il cittadino a costruire con gli altri una società che vorremmo rinnovata. La logica della minaccia insita nel termine “precariato” porta al contrario, oggi, a schiacciare il lavoro (o meglio la sua instabilità) sulla mera sopravvivenza e a farne un’ulteriore motivo di ansia dilagante, tale per cui la parola “lavoro” appare correlata solo all’immaginario della “crisi”, del “problema”, della costrizione, dell’assenza di senso. E’ chiaro che non possiamo dimenticare la situazione drammatica di moltissime famiglie e migliaia di giovani. Ma non possiamo nemmeno scordare tutti coloro che, proprio nella crisi, stanno cercando soluzioni inedite e comunitarie. Se c’è una cosa che questa crisi sta insegnando, è che gli individui non esistono e che le persone non possono bastare a loro stesse. Tornare quindi a parlare di lavoro e impiegare questa categoria come occasione di dialogo tra le generazioni significa di fatto costruire o ricostruire una memoria del lavoro come impegno, fermarsi a leggere le visioni (personali e collettive) del lavoro del passato e del presente (e del futuro?), cercandone anche i limiti, costruire un luogo reale di incontro (e scontro) tra le generazioni, data la latitanza dei luoghi in passato impiegati naturalmente per questo, con l’attenzione di bilanciare narrazione e analisi della situazione.

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