Sviluppodicomunità

Scuola SDC

Prende il via il 4 ottobre 2019 la XXI° edizione della Scuola di Sviluppo di Comunità (scarica il programma completo)  organizzata da Metodi. Il corso, di durata annuale,  prende il via il 4 ottobre 2019 ed è articolata in 21 giornate formative (con cadenza mensile fino a giugno 2020) che mirano a sviluppare competenze pratico-applicative (metodologie e tecniche) relative a: paradigmi dello sviluppo di comunità – ricerca-azione partecipata – progettazione dialogica e concertativa – attivazione e conduzione di gruppi – facilitazione di riunioni e meetings – costruzione e mantenimento di reti sociali – gestione della comunicazione sociale e new media – negoziazione e gestione dei conflitti – problem solving collaborativo.  Per maggiori informazioni scrivere a comunicazione@retemetodi.it

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20150912_171321Diversi anni or sono gli studi di Gregory Bateson hanno mostrato quanto sia profondo il nesso fra le «forme della conoscenza» e le «forme della convivenza». Questo significa che per costruire gruppi e comunità inclusive dobbiamo prendere le mosse dal nostro stesso modo di pensare e di rapportarci alla realtà. Senza questa fondamentale operazione mentale l’uso delle tecniche di facilitazione risulterebbe minato alla radice, poiché ogni azione è un’interazione. In virtù di ciò riteniamo importante tenere ben presenti alcune caratteristiche della contemporaneità che possono rendere difficile e faticoso il confronto aperto e il dialogo.

Contenere l’invadenza dell’opinionismo acritico

Il sociologo francese Guy Debord già nel 1967 aveva intuito la tendenza alla spettacolarizzazione delle società moderne. L’analisi dei problemi (salute, sicurezza, istruzione, economia e via dicendo) prende la forma di messaggi semplificati nei contenuti e impoveriti nella forma che, nel contempo, indulgono in un esasperato antagonismo che congela ed estremizza le posizioni degli interlocutori. Più di recente il filosofo americano Harry Frankfurt ha messo in luce quanto il fenomeno dell’opinionismo reca con sé un grande deficit nell’interpretazione delle complesse questioni con cui la società è chiamata a misurarsi. Questa cornice di permanente spettacolarità, sostituzione del linguaggio con le immagini e vistosa sottovalutazione del pensare e del ragionare configura lo scenario ideale per l’emergere di una soffusa dittatura dell’ignoranza.

Il potere della mediocrazia

La proliferazione dell’opinionismo alimenta, e nel contempo trae forza, dall’affermarsi di una forma particolare di potere che di recente è stata definita mediocrazia, cioè da figure sociali (nel mondo economico, politico, giornalistico, educativo) più attente ad assecondare il mainstream che a sviluppare capacità critiche e creatività Si tratta di fenomeni tutt’altro che irrilevanti poiché contribuiscono a diffondere l’idea che è impossibile conoscere davvero le cose e che, di conseguenza, ogni argomentazione intellettuale vale come un’altra, se è persuasiva. Le insoddisfazioni e le paure delle persone possono trasformarsi, per chi le sa usare abilmente, in un ricco giacimento di argomentazioni di tipo retorico e demagogico, in particolare su questioni come disoccupazione, immigrazione e sicurezza. Come operatori psicosociali siamo chiamati a proteggere il dialogo dalla irruzione di forme di comunicazione sociale rigide, monotone, banalizzanti o aggressive e a promuovere apertura, curiosità, tolleranza e ascolto. Coinvolgere diversi attori sociali intorno ad un problema richiede, prima di tutto, di attrezzarsi mentalmente ad entrare in contatto e far interagire persone appartenenti a culture diverse che partono da premesse implicite che sono spesso distanti fra di loro.

Sollecitare forme di pensiero aperto

La complessità tipica dei problemi sociali e dei contesti comunitari implica, come suggeriscono Marianella Sclavi e Lawrence Susskind, l’impiego di modalità di pensiero in grado di:

  • tenere conto che i significati attribuiti alle “stesse cose” mutano al cambiare dei soggetti. Nuovi soggetti introducono continuamente nuovi significati, in una spirale potenzialmente infinita;
  • considerare che la comunicazione prende le mosse da premesse implicite diverse e non sempre conosciute dagli stessi soggetti. Si può entrare in contatto profondo con un altro punto di vista quando si ha modo di accedere alle premesse e non solo all’opinione espressa;
  • prevedere che la comunicazione può essere fortemente compromessa da aspetti delle convinzioni profonde delle persone che vengono ritenute scontate;
  • assumere che il processo di valutazione delle scelte fa riferimento non solo alle condizioni di quel preciso contesto e che vengono messe in atto comparazioni con altri contesti diversi e distanti (un genitore di recente immigrazione potrà apprezzare l’esperienza scolastica del figlio anche alla luce dell’esperienza di scuola del suo paese di origine oltre che di quella italiana in cui si trova oggi);
  • contemplare la complessità rappresentata dal politeismo dei valori e delle ragioni in campo, un fenomeno largamente presente nelle situazioni di lavoro sociale territoriale;
  • costruire forme di convivenza non riducibili ad un unico universo di significati: i sistemi complessi sono anche mondi multipli.

Si tratta di premesse al contempo filosofiche, psicologiche e metodologiche imprescindibili per allestire situazioni di dialogo sociale e che chiamano in causa direttamente l’equipe che facilita e conduce il processo. Come ognuno degli attori coinvolti anche l’operatore sociale guarda il mondo da un certo punto di vista. Questa posizione visuale è determinata da molti fattori: ruolo professionale, età, genere, ceto, valori di riferimento, e altri ancora.

L’umorismo come arte nobile

Per facilitare in modo efficace i processi collaborativi è indispensabile riuscire a vedersi da altre angolature e saper sospendere il giudizio. La sospensione del giudizio è un’operazione mentale suggerita da molti studiosi dell’ascolto ma la sua messa in pratica è un esercizio tutt’altro che semplice poiché richiede di uscire dalla propria «cornice» (frame) e imparare ad osservarsi. Un modo per evitare la rigidità delle posizioni e la deriva tecnicistica nell’uso degli strumenti è adottare un approccio umoristico al dialogo. L’esperienza del riso accompagna l’umanità fin dalle sue origini e l’umorismo rappresenta un aspetto centrale della conoscenza segnalando i limiti della razionalità e dell’astrattezza e valorizzando un sapere relazionale e locale che sovverte e ristruttura le definizioni. Adottare un approccio umoristico consente di cogliere le mille sfumature dell’esperienza individuale e delle relazioni sociali. Assumere un atteggiamento aperto, empatico, accogliente, gentile, curioso e umoristico non è una scelta di bon ton ma corrisponde alla deliberata e consapevole decisione di promuovere (nel senso di “muovere verso”) una cultura del confronto e della cooperazione.

Per approfondimenti vai all’articolo pubblicato sulla rivista Animazione Sociale 325-2019

20161101_112044La progettazione sociale basata sull’intelligenza collettiva. Non di rado i contesti di confronto ed elaborazione in campo sociale e educativo appaiono “ingessati” in forme e modalità routinarie, con il rischio di risultare noiosi, ridondanti e poco creativi. D’altra parte l’efficacia della progettazione sociale contemporanea, in particolare su questioni complesse e contraddittorie, si basa sulla adozione di approcci capaci di mobilitare quella che il filosofo francese Pierre Lévy ha definito «intelligenza collettiva».

Urge coltivare l’arte della collaborazione sociale. Nella sua formulazione originaria questo concetto si riferiva alle dinamiche d’interazione cognitiva e ideativa rese possibili dal cyberspazio di Internet. L’osservazione del formidabile processo di diffusione e moltiplicazione delle fonti del sapere nelle società dell’informazione ha portato Lèvy a formulare un assioma tanto semplice quanto potente: “nessuno sa tutto, ognuno sa qualcosa”. Potremmo dire che la collaborazione sociale stessa fonda la sua ragion d’essere su questo assioma, sia sul piano etico che su quello metodologico.

L’intelligenza collettiva è una struttura che connette «saperi» dispersi ovunque (anche dove meno te l’aspetti), riuscendo a scovarli, catalizzarli, valorizzarli e finalizzarli. I metodi di progettazione partecipata fanno leva su questa “struttura” sollecitando la mobilitazione effettiva delle competenze esistenti in un determinato ambiente (più o meno visibili, conosciute, legittimate). Da questo punto di vista l’intelligenza collettiva consente di espandere le capacità di problem solving di una comunità, poiché consente a persone, gruppi e organizzazioni di affidarsi ad una gamma più vasta e diversificata di competenze.

L’uscita dolce dalla comfort zone. Se conosciamo i limiti di forme d’interazione sociale troppo rigidi, schematici e scarsamente coinvolgenti, dobbiamo considerare i rischi correlati all’impiego di metodologie che sollecitano le persone a prendere parola, discutere e fare proposte. Rispetto alla partecipazione sociale, soprattutto in grandi gruppi, ognuno di noi conosce bene l’ambivalenza fra il “desiderio di prendere parte” e il “timore di esporsi”. L’espressione comfort zone rende bene la condizione in cui sperimentiamo la tranquillità e la sicurezza data da una situazione familiare, che possiamo controllare agevolmente. Va quindi tenuto presente che le metodologie di progettazione sociale partecipata invitano le persone e gli attori sociali (con i loro diversi ruoli) ad avventurarsi fuori da questi confini rassicuranti. È quasi impossibile costruire progetti su base comunitaria senza, in qualche misura, andare oltre l’esistente e il consueto, in termini di idee, analisi, proposte e azioni.

Il processo di connessione fra soggetti e saperi eterogenei, tipico dell’intelligenza collettiva, si alimenta quindi di sconfinamenti progressivi verso le zone dell’apprendimento (dove si possono acquisire nuove conoscenze, competenze, abilità) e della crescita (in cui è possibile maturare nuove consapevolezze e generare cambiamenti più profondi). Ma l’uscita dalla comfort zone non sempre è facile e lineare poiché ci si misura con contesti nuovi, modalità d’interazione inedite, persone sconosciute e idee dissonanti, che possono generare ansia e preoccupazione (zona del timore). Per queste ragioni la contestualizzazione dei metodi e uno stile di conduzione sapiente e sostenibile sono due prerogative imprescindibili per l’efficacia.

Per approfondire vai all’articolo pubblicato su Animazione Sociale 326/2019

PEDAGOGIE HIP-HOP E NERD

Pubblicato: febbraio 14, 2019 in Uncategorized

HIPHOPCorso di formazione intensivo: Milanovenerdì 22 e sabato 23 febbraio 2019 all’interno del ciclo Alieni, una straordinaria occasione per riflettere sulle culture giovanili attraverso le discipline espressive dell’hip-hop, i giochi di ruolo e materiali multimediali. Il percorso si propone di osservare le culture giovanili come semi di un modello pedagogico innovativo. Si rifletterà su come la combinazione di alcuni caratteri fondanti – l’elemento narrativo, ludico, simbolico, la rielaborazione di stimoli mediatici e il rapporto aperto e irriverente con le tecnologie – possa rappresentare una modalità inedita e attuale per dare senso all’esperienza. Ci si lascerà provocare dall’idea che in questi territori e pratiche possa nascondersi un compendio di intuizioni che le giovani generazioni hanno sviluppato per prendersi cura di sé e del proprio ambiente sociale in un’epoca di forti cambiamenti e instabilità. I partecipanti saranno coinvolti nel confronto tra la propria esperienza e le sollecitazioni, gli immaginari generati da queste culture. Si rifletterà sulla possibilità di utilizzare, tra le altre cose, le 4 discipline espressive dell’hip-hop, i giochi di ruolo, materiale video di settore, la metafora del fantastico e della fantascienza, l’attitudine hacker, in contesti educativi, formativi e di cura, anche in relazione ad approcci formativi codificati quali le arti-terapie, i metodi narrativi e autobiografici, la media education. Il modulo sarà condotto coinvolgendo attivamente il gruppo e con l’ausilio di stimoli multimediali. In collaborazione con Puer Ludens

Venerdì 22 febbraio 2019 h 9.30-17.30
«La pedagogia nerd: prendersi cura di sé con le storie e gli ambienti fantastici» Smontare e ricostruire il mondo. Apprendere con desiderio e divertimento. Perdere tempo: fuga come rischio e risorsa. Territori fantastici per prendersi cura di sé, supereroi, utopie e distopie, anime e manga. Hikikomori e il lato oscuro della resistenza alla società della prestazione.

Sabato 23 febbraio 2019 h 9.30-17.30
«La pedagogia hip-hop: narrazione, corpo, ritmo, colore, remix » Hip-hop negli interventi educativi, formativi e di cura. Autobiografia e letteratura in rima. Remixing: fermare, selezionare e ricucire vissuti frammentati e stimoli mediatici con l’attitudine del dj. Identità in gioco con i colori e il corpo. Sfida con gli altri e con se stessi.  Maggiori informazioni: VAI AL LINK

 

riunioni2Corso di formazione di 2 giornate consecutive a Milano, il 15 e 15 febbraio 2019 per chi è interessato ad acquisire strumenti interattivi e cooperativi per incontri efficaci. Facilitare e condurre gruppi di lavoro e riunioni è un’attività frequente nella vita di molte organizzazioni, nelle istituzioni scolastiche, in sanità, nel sociale, con i comitati di cittadini, nelle associazioni di volontariato, nelle cooperative sociali. Ugualmente frequente è l’esperienza della scarsa efficacia di molti gruppi: inconcludenza, litigi, perdita di tempo, difficoltà a decidere. È quindi sempre di più necessario chiedersi come far funzionare al meglio questo dispositivo, chiedersi come dare forma e guidare il processo del lavoro di gruppo, per raggiungere gli obiettivi con il contributo e la soddisfazione di tutti.
Il workshop è rivolto a tutti coloro che vogliono approfondire e sperimentare, anche attraverso simulazioni e attivazioni, metodi e strumenti per la conduzione e la facilitazione di gruppi di lavoro e riunioni operative, offrendo spazi per un lavoro critico e di confronto a partire dalla valorizzazione delle esperienze dei partecipanti.
Due giorni per fermarsi a riflettere sull’importanza della funzione di facilitazione nella vita delle nostre organizzazioni, una funzione in grado di proporre ipotesi e piste di lavoro, sostenere, riformulare, esplorare, valorizzare le persone. Per informazioni più dettagliate vai al LINK 

Animatore Sociale e di Comunità

Pubblicato: dicembre 23, 2018 in Uncategorized

supsiSono ancora aperte le iscrizioni al corso di specializzazione per Animatore Sociale e di Comunità organizzato da SUPSI di Lugano (CH) dal gennaio 2019 a gennaio 2020. Nel corso verranno approfonditi i principi del lavoro di comunità, gli approcci inclusivi e partecipativi, i principi dell’animazione socio culturale, le metodologie di co-costruzione, finanziamento e promozione di progetti di animazione sociale e alcuni nuovi approcci alle tecniche di animazione. Il CAS (Certificate of Advanced Studies) prevede un modulo in comune con i CAS Protezione dell’infanzia e dell’adolescenza e CAS Operatore di prossimità, al fine di contribuire alla formazione di una cultura inter-professionale condivisa su approcci innovativi trasversali utili a coloro che lavorano nell’ambito della prevenzione e della protezione. Requisiti: possono accedere al CAS le persone che dispongono di una formazione universitaria (laurea, bachelor), di un diploma di una scuola superiore o titolo equivalente. In casi particolari, ai candidati che non possiedono i titoli richiesti, può essere concessa l’ammissione su dossier (comprovata esperienza professionale e attestati di formazione continua). Al percorso formativo possono essere ammessi anche dei candidati senza i requisiti; questi otterranno al termine del percorso formativo un Attestato di frequenza. Per informazioni e programma completo vai al LINK

 

Imprese, territorio e nuovo welfare

Pubblicato: dicembre 18, 2018 in Uncategorized

intrecci solidali 2018Venerdì 21 dicembre 2018, presso la Sala Conferenze Comune di Mondovì si terrà l’evento conclusivo del progetto Intrecci Solidali, nel corso del quale numerosi esperti illustreranno l’esperienza progettuale con particolare focus sui Patti di Cittadinanza e le neo reti che coinvolgono le imprese, aprendo una riflessione sulle prospettive future. Avviato nel 2016 sul territorio del C.S.S.M., il progetto ha affrontato il tema delle nuove povertà, che impone un cambiamento operativo verso strumenti che adottino una prospettiva integrata tra i soggetti strategici del territorio al fine di promuovere una cultura di cittadinanza attiva e di Welfare di Comunità, che si muova verso il superamento di interventi puramente assistenzialistici. Realizzato con il sostegno della Fondazione CRC nell’ambito del Bando Cantiere Nuovo Welfare 2015, il progetto è stato il frutto di un lavoro di co-progettazione fra soggetti pubblici e privati (Coop. Animazione Valdocco, Coop. Caracol, Coop. Il Melograno, Coop. Nuova Socialità, Coop. Animazione e
Territorio, Agenzia Formativa Inforcoop, Caritas Diocesana). Intrecci Solidali ha percorso molte strade consolidate e ne ha aperte di nuove, innovative, coraggiose, in due specifiche aree di intervento: l’ambito case management – finalizzato ad intercettare i nuclei “vulnerabili” per costruire percorsi di autonomia che contemplino l’impiego di strumenti innovativi in una logica di restituzione sociale – e l’ambito network management – volto a potenziare le collaborazioni già in atto tra i diversi attori del settore sociale e favorire sinergie con le aziende al fine di creare nuovi modelli di intervento in un’ottica di welfare di secondo livello. Siglando a luglio 2018 la Carta Etica, Enti pubblici, imprenditori privati e rappresentanti del mondo associativo locale hanno dato formalmente il via alla Rete di Solidarietà, che ha come obiettivo la partecipazione attiva per la soluzione dei problemi socio-economici che impattano sul territorio.
Info e iscrizioni: convegno.intreccisolidali2018@gmail.com